Il 19 maggio 2019 in Svizzera si voterà sulla revisione della nuova legge sulle armi, che mette in atto la nuova direttiva dell’Unione europea (UE) sulle armi. Si parlerà dunque formalmente di un leggero inasprimento delle regolamentazioni per combattere l’abuso di armi, ma in realtà la posta in gioco è più alta di quel che sembra. Infatti, in ballo c’è il mantenimento dell’accordo di Schengen, approvato democraticamente dal Popolo svizzero il 5 giugno 2005, ed entrato in vigore il 1° marzo 2008.

L’accordo di Schengen comporta numerosi vantaggi in diversi settori per la Svizzera ed i suoi cittadini. In primo luogo, grazie alla soppressione dei controlli sistematici alle frontiere interne di Schengen, i cittadini svizzeri hanno un’illimitata libertà di viaggiare in gran parte dell’Europa. Infatti, anche negli aeroporti, gli svizzeri possono imbarcarsi verso la Finlandia, la Grecia o la Spagna senza dover sottostare a fastidiosi e sistematici controlli dei passaporti.
Inoltre, l’accordo di Schengen è un assetto importante nella lotta contro la criminalità, dato che permette una collaborazione transfrontaliera di polizia più rapida ed efficiente tra gli stati Schengen. L’adesione a Schengen garantisce alla polizia svizzera l’accesso al sistema d’informazione Schengen (SIS II), una banca dati di tutti gli Stati partecipanti che consente la segnalazione di persone (p. es. scomparse o colpite da un mandato di cattura) e oggetti (auto, armi o passaporti). In altre parole, se un criminale provasse a fuggire oltre il confine in un altro Stato membro di Schengen, la polizia svizzera sarebbe comunque in grado di perseguirlo, in modo rapido ed efficiente grazie al SIS II. Infine, un altro importante ambito in cui l’adesione a Schengen porta numerosi vantaggi alla Svizzera, è un sistema comune in materia di visti. Infatti, tutti e 28 gli Stati Schengen vagliano e rilasciano i visti secondo dei criteri omogenei. Qualora un turista di uno Stato esterno a Schengen ottenesse un «visto Schengen», sarebbe in grado, per 90 giorni, di viaggiare e visitare liberamente tutti i paesi Schengen, senza incorrere in ulteriori carichi amministrativi. Questa semplificazione garantisce entrate importanti per il turismo svizzero.

Con l’adesione all’accordo di Schengen, la Svizzera ha deciso democraticamente di impegnarsi ad adattare la propria legislazione agli sviluppi futuri dell’acquis di Schengen, entro due anni dalla loro definizione. Ed è ciò che sta accadendo al momento nell’ambito della nuova legge sulle armi, che gli Stati Schengen hanno deciso di rafforzare in seguito alla crescente criminalità registratasi in Europa negli ultimi anni. Quale membro di Schengen, la Svizzera ha partecipato attivamente all’elaborazione della nuova direttiva europea sulle armi, ottenendo in questo modo delle importanti eccezioni per salvaguardare la tradizione svizzera del tiro e le specificità del proprio esercito. Grazie a ciò, per esempio, i militari potranno continuare in tutta tranquillità a tenere la loro arma d’ordinanza alla fine del servizio, e i tiratori sportivi potranno continuare a praticare la loro attività agonistica, a condizione che facciano parte di una società di tiro, o che dimostrino di sparare regolarmente ad uno stand di tiro. La revisione della legge sulle armi, approvata dal Consiglio federale e dal Parlamento, si limita ad introdurre delle misure minime per permettere un controllo più efficiente delle armi semiautomatiche che circolano nel nostro Paese. La nuova regolamentazione è quindi il risultato di un negoziato ben riuscito e a vantaggio del nostro Paese. Nel caso che la revisione venisse bocciata, la Svizzera non avrebbe rispettato i propri impegni e sarebbe esclusa automaticamente dall’accordo di Schengen. Come prevede infatti l’articolo 7 del testo dell’accordo, uno Stato che non adatta la propria legislazione agli sviluppi dell’acquis comune perde automaticamente la propria posizione di membro entro 6 mesi. Non occorrerebbe una disdetta, l’accordo cesserebbe spontaneamente di essere applicabile. Solo una decisione unanime del comitato misto Svizzera/UE entro 90 giorni potrebbe impedire che ciò accada.

In definitiva, per quanto riguarda la votazione del 19 maggio 2019, la Svizzera dovrà prendere una decisione: adeguare leggermente la propria legislazione sulle armi per rafforzare la propria sicurezza e mantenere le proprie tradizioni (p. es. del tiro sportivo) e le specificità del proprio esercito (p. es. possibilità di tenere la propria arma d’ordinanza), o rifiutare la revisione e perdere così il suo statuto di Stato associato a Schengen e i numerosi vantaggi per il nostro Paese in materia di sicurezza, libera circolazione ed economia.