L’evento pubblico organizzato dalle donne liberali radicali sul tema: «Gli accordi bilaterali sul banco di prova» ha avuto luogo poco dopo la decisione del Consiglio nazionale di respingere l’iniziativa dell’UDC contro i bilaterali. L’invito a partecipare è pervenuto dalla Consigliera federale Karin Keller-Sutter e da quattro candidate al Consiglio degli Stati. L’evento ha fatto registrare una forte affluenza.

Le conseguenze dell’iniziativa hanno una portata più ampia di quanto si possa immaginare
Attorno alle 18.30 la sala era gremita: un centinaio di persone ascoltavano con interesse la Consigliera federale. Quest’ultima si è espressa in modo chiaro, lasciando poco spazio all’interpretazione: «Nel 2020 avrà luogo la votazione di politica europea più importante della prossima legislatura» ha sottolineato. Le cittadine svizzere e i cittadini svizzeri si pronunceranno sull’iniziativa contro i bilaterali, e dunque sul proseguimento della via bilaterale. La caduta dell’intero pacchetto di Accordi bilaterali I – una conseguenza diretta, a causa della «clausola ghigliottina», della denuncia dell’accordo sulla libera circolazione delle persone – danneggerebbe gravemente l’economia Svizzera. «L’Unione europea è il principale partner commerciale della Svizzera», ha spiegato la Consigliera federale Karin Keller-Sutter. «Nel 2018, le imprese svizzere hanno esportato merci per un valore di 120 miliardi di franchi negli Stati dell’UE. Ciò rappresenta il 50% di tutte le esportazioni». A titolo comparativo, le esportazioni verso la Cina ammontano solamente al 5% mentre quelle verso il Regno Unito al 4% circa. Per questo motivo, al contrario di quanto sostengono gli iniziativisti, migliorare l’accesso a questi mercati non sarebbe un’alternativa equiparabile. «Grazie agli accordi bilaterali, i datori di lavoro possono reclutare manodopera specializzata dove ne hanno bisogno senza complicazioni. Ciò rafforza anche la nostra competitività» ha aggiunto.

Un aspetto in particolare non era chiaro alle persone presenti: un’accettazione dell’iniziativa non porterebbe solo alla denuncia del pacchetto di Accordi bilaterali I e di conseguenza a dei costi elevati. Secondo la Consigliera federale Keller-Sutter, quest’eventualità avrebbe delle conseguenze immediate anche sul pacchetto di Accordi bilaterali II. «L’accordo di Schengen, per esempio, è basato sulla libera circolazione delle persone. Se la dovessimo denunciare, non sarebbe possibile giustificare il mantenimento degli accordi di Schengen e Dublino», ha spiegato. La sua conclusione è stata: «L’accettazione dell’iniziativa UDC contro i bilaterali equivarrebbe ad una Brexit Svizzera».

1,5 milioni di posti di lavoro dipendono direttamente dalle esportazioni
Per Christa Markwalder, candidata bernese al Consiglio degli Stati, delle buone relazioni con l’UE rivestono un’importanza fondamentale. Il mercato interno dell’UE porta con sé un enorme potenziale: «l’UE ha più di 500 milioni di abitanti, e dunque di consumatori». La Svizzera è riuscita ad aprirsi a questo mercato molto importante. Più della metà delle esportazioni svizzere sono infatti destinate agli Stati membri dell’UE. Ciò ha delle conseguenze positive per la Svizzera, rileva Christa Markwalder: «Oggi, i settori dell’export rappresentano 1,5 milioni di posti di lavoro». Secondo la sua opinione, un Sì all’iniziativa contro i bilaterali provocherebbe gravi problemi per la politica europea. Questo perché un nuovo accordo di libero scambio – spesso proposto dagli iniziativisti come soluzione alternativa – non può sostituire gli accordi bilaterali.

Senza gli accordi bilaterali, la ricerca e l’innovazione svizzere si indebolirebbero
Patricia von Falkenstein, candidata basilese al Consiglio nazionale e al Consiglio degli Stati, ha illustrato le pericolose conseguenze dell’iniziativa contro i bilaterali utilizzando l’esempio della Svizzera come centro di ricerca. «L’industria esportatrice più forte è quella farmaceutica. Essa rappresenta il 29% del volume totale delle esportazioni svizzere», ha detto la candidata, aggiungendo: «il 46% delle esportazioni del settore farmaceutico è destinato all’UE». Buone e stabili relazioni con i nostri Stati vicini sono quindi essenziali per il benessere svizzero. Detto ciò, non sono solo le grandi imprese internazionali ad aver bisogno della libera circolazione delle persone. Anche le PMI locali sarebbe colpite fortemente da un eventuale accettazione dell’iniziativa contro i bilaterali. «Vogliamo davvero rinunciare alla possibilità per le nostre imprese di poter ricorrere ad un’ampia offerta di lavoratori qualificati senza grossi dispendi amministrativi?», ha chiesto Patricia von Falkenstein alla platea, proseguendo: «Pensiamo anche alla ricerca. Gli specialisti qualificati non sono importanti solo per l’industria farmaceutica. Sono necessari anche all’università di Basilea e a tutti gli altri atenei della Svizzera».

Ampia alleanza a favore della via bilaterale
L’alleanza nazionale aperta+sovrana si rallegra di vedere tante persone impegnarsi già da ora a favore del mantenimento degli accordi bilaterali. L’alleanza, incentrata sulla politica europea, si impegnerà attivamente nella campagna contro questa pericolosa iniziativa.