Raccogliere i propri averi– e il proprio coraggio –, prendere e partire: trasferirsi per sei mesi all’estero a frequentare un’altra università. È la scelta che compiono ogni anno più di 10'000 studentesse e studenti svizzeri che partecipano ad un programma di mobilità internazionale offerto da diversi istituti di livello terziario in Svizzera. Proprio all’Università della Svizzera Italiana da quest’anno è stato introdotto un nuovo programma di corsi internazionali, alla quale la studentessa ticinese Indra Mazzola ha deciso di prendere parte.

Dopo aver iniziato il bachelor in scienze della comunicazione all’USI, Indra è venuta a conoscenza di un nuovo programma proposto dalla sua università in collaborazione con la Hanken School of Economics di Helsinki, in Finlandia. Per la studentessa ticinese l’occasione era più unica che rara e non poteva non essere colta al volo. Così qualche mese dopo, Indra si è trovata in un nuovo Paese con una nuova cultura, nuove lingue e persone.
Il confronto con una cultura diversa copre un ruolo fondamentale in un’avventura di questo genere: mettendosi in gioco e lanciandosi in un’esperienza al di fuori della quotidianità e delle frontiere del nostro Paese, gli studenti hanno l’occasione di conoscere tradizioni, modi di fare e usanze diverse dalle nostre che li aiutano a capire quello che ci circonda e a prepararsi meglio ad affrontare ciò che è ancora sconosciuto. Oltre agli arricchimenti sul piano personale, gli studenti che frequentano un’università all’estero hanno l’opportunità di confrontarsi con un sistema di insegnamento diverso e con temi differenti, che potranno essere utili in futuro nel mondo del lavoro. Questo è successo proprio a Indra, che grazie ai corsi orientati al business e alla sostenibilità offerti dall’università in Finlandia ha deciso di voler proseguire in futuro la sua via nel settore dei servizi.

Tutto ciò sarebbe stato molto più difficile, o addirittura impossibile, se a livello istituzionale non fosse stato elaborato un accordo che faciliti e che favorisca la mobilità internazionale degli studenti, dalla Svizzera verso il resto del mondo e viceversa. Se programmi di questo genere non esistessero, molti studenti avrebbero probabilmente rinunciato ad un semestre all’estero e, di conseguenza, all’arricchente esperienza di conoscere una nuova cultura e nuove persone. Ciò rappresenterebbe una mancanza anche per il mercato del lavoro svizzero, dato che i giovani perderebbero l’occasione di sviluppare in modo approfondito la loro flessibilità, i loro soft skills e l’apertura al mondo, caratteristiche diventate ormai fondamentali nella nostra società e sempre più richieste anche dai datori di lavoro.

“Anche se la paura più frequente è quella di perdere molto durante l’assenza, durante un periodo all’estero ci si rende conto di quanto in realtà siano le persone che restano a perderci.“

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