Ricerca, qualità, innovazione: tre elementi fondamentali che distinguono la Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana (SUPSI) e che le conferiscono il prestigio raccolto nel corso dei suoi 21 anni. Parte importante di questo successo è dovuto alla ricerca, uno dei due pilastri della SUPSI insieme alla formazione. Con lo scopo di favorire questo aspetto fondamentale, l’istituzione ha deciso di affiancare al rettore la figura di direttore delegato per la ricerca e l’innovazione, ruolo ricoperto fin dalla sua nascita dal Professor Giambattista Ravano. L’abbiamo incontrato per capire più da vicino cosa significano la ricerca e l’innovazione per una scuola universitaria e per la Svizzera in generale.

Che si parli di ingegneria, di meccanica, di intelligenza artificiale o di arti, la SUPSI stabilisce un criterio fondamentale che accomuna la ricerca in questi settori tanto differenti l’uno dall’altro: la qualità. Per raggiungere un livello di qualità tra i più alti in Europa e nel mondo, un istituto ha bisogno di confrontarsi con i suoi simili sia all’interno che all’esterno del proprio Paese. È solo confrontandosi con i partner migliori che si può raggiungere una qualità di ricerca competitiva: non avrebbe però alcun senso confrontarsi esclusivamente con partner regionali o nazionali, dato che si rischierebbe di non prendere in considerazione attori importanti nel settore in questione. Per la natura stessa del settore della ricerca e dell’innovazione, la SUPSI ha bisogno di praticare l’apertura e il continuo confronto, ovvero uno scambio di conoscenze e di idee, in ognuno dei suoi campi. A questo scopo vengono strette delle cooperazioni con partner internazionali, le quali permettono ad un progetto di essere sviluppato impiegando le migliori risorse da tutti i partecipanti. 

Per collaborare con partner da tutto il mondo come fa la SUPSI, dalla vicina Europa all’estremo Oriente, il settore della ricerca e dell’innovazione ha bisogno di accordi come quelli bilaterali che garantiscano di poter cercare e trovare le risorse, sia umane che materiali, necessarie a svolgere le sue funzioni. Per raggiungere livelli di eccellenza che fanno parte delle aspettative di un istituto come la SUPSI, quest’ultima deve poter attingere a un bacino di persone qualificate molto più ampio di quello che offre oggi la Svizzera: per questo è fondamentale poter accogliere ricercatori, studenti e professori provenienti da tutta l’Europa e il mondo, sia nell’interesse di questi ultimi che del nostro stesso Paese.

Senza tali accordi, per esempio, il progetto internazionale di aumento della durabilità dei pannelli solari sviluppato dai ricercatori della SUPSI congiuntamente con ricercatori provenienti da istituti esteri non potrebbe svolgere la sua fase sperimentale prevista in alcune aziende del Canton Ticino, dato che i ricercatori responsabili del progetto non potrebbero soggiornare ed esercitare sul territorio svizzero. Senza tali accordi, le sperimentazioni per il miglioramento della sicurezza dei tunnel autostradali e ferroviari, che si effettuano in collaborazione con partner internazionali e spesso su suolo estero, non potranno continuare ad essere promosse a scapito della sicurezza dei nostri tunnel.

“La collaborazione è conoscenza che trasfonde e possibilità di istituire degli accordi che permettano di sviluppare una nuova tecnologia o servizio”.

Abbiamo raccolto 10 esperienze ticinesi con i bilaterali: leggete il nostro Storybook!