La primavera è ormai alle porte e con lei si risveglia in molti di noi la voglia di fare i bagagli e partire per un weekend fuori porta. Questo è possibile senza grandi complicazioni, grazie soprattutto alla libera circolazione, ovvero uno dei principali risultati dell’integrazione europea e dell’accordo di Schengen. Oltre a questo, gli accordi di Schengen e Dublino garantiscono la sicurezza di noi tutti, consentendo alla Svizzera e all'UE di risolvere congiuntamente problemi transfrontalieri quali la criminalità, il terrorismo e il contrabbando. Anche la nostra economia esportatrice trae vantaggio da questi accordi, che garantiscono un accesso non discriminatorio al mercato europeo. L’elenco dei vantaggi è quindi molto lungo.

Su incarico del Parlamento, il Consiglio federale ha pubblicato un rapporto sulle conseguenze economiche e finanziarie dell'associazione svizzera a Schengen. I risultati corrispondono a quanto individuato dalla società di consulenza e di ricerca Ecoplan, incaricata di elaborare uno studio sulle conseguenze dell’uscita svizzera. I fatti esposti parlano da soli: la sospensione degli accordi Schengen e Dublino avrebbe un impatto negativo sul futuro sviluppo economico e comporterebbe costi aggiuntivi per lo Stato:

1. Nel 2030, il prodotto interno lordo risulterebbe tra l’1,65% e il 3,7% inferiore, a seconda della variante analizzata. Questo comporterebbe per la Svizzera una perdita annua di reddito compresa tra i 4,7 e i 10,7 miliardi di franchi. Il reddito pro capite diminuirebbe di una cifra compresa tra 700 e 1'600 franchi.

2. La Svizzera dovrebbe aspettarsi un aumento dell'immigrazione di frontalieri.

3. Nel settore dell'asilo, i costi supplementari ammonterebbero a circa 220 milioni di franchi all'anno. Inoltre, ci si aspetterebbe un aumento dei costi aggiuntivi a seguito di nuove richieste da parte di persone le cui domande nella zona di Dublino sono state respinte.

4. Per compensare la perdita di strumenti legati a Schengen, tra cui per esempio il Sistema di Informazione SIS, si dovrebbero adottare misure alternative nel settore della sicurezza interna per un costo annuo fino a 500 milioni di franchi.

Anche il turismo svizzero risentirebbe gravemente di un’uscita da Schengen. I turisti stranieri, tra cui quelli sempre più importanti provenienti da Cina, India o Brasile, sarebbero costretti a richiedere un visto supplementare per entrare in Svizzera. Questo comporta non solo una maggiore burocrazia, bensì anche elevati costi aggiuntivi. Molti turisti potrebbero essere scoraggiati da tale spesa supplementare e optare per un’altra meta; d’altronde si sa che le montagne e le stazioni sciistiche non esistono solo in Svizzera.

I risultati dello studio dimostrano chiaramente che i benefici economici sono maggiori rispetto ai costi di partecipazione, con un distacco di diversi miliardi. Ciononostante, persistono alcune voci critiche che vorrebbero annullare questi importanti accordi. Una delle minacce è costituita dall’eventuale referendum contro l'inasprimento della legge sulle armi in Svizzera. In caso di accettazione, Schengen/Dublino potrebbe presto essere annullato, con le relative conseguenze.

Leggete il rapporto del Consiglio federale.