È indescrivibile l'entusiasmo che si legge sui volti dei turisti asiatici quando la cabina rossa sbuca dalla coltre di nebbia e all'improvviso si staglia davanti ai loro occhi la vetta possente. Il direttore della funicolare del Titlis, Norbert Pratt, ogni volta condivide con loro lo stesso stupore.

«Le funicolari sono infrastrutture costose. Per garantirne la redditività, quindi, è necessario assicurarsi un numero di visitatori sufficiente per tutto l’anno. Noi della funicolare del Titlis ci stiamo riuscendo decisamente bene. In inverno trasportiamo ogni giorno fino a 11’000 persone sulla vetta, mentre in primavera, estate e autunno sono in media 3’000. Rispetto ad altre funicolari svizzere, ciò è eccellente. Soprattutto in estate possiamo contare sui gruppi organizzati di turisti cinesi e indiani in tour per l’Europa: questi gruppi ci garantiscono il 50 percento del nostro fatturato. Per questi ospiti raggiungere la sommità del Titlis con i suoi 3’020 metri significa scoprire il mondo della montagna e spesso vedere la neve per la prima volta nella loro vita. La gioia di questo ‹primo incontro› è sempre toccante, anche per me. Il nostro lavoro con i mercati asiatici è sistematico: proponiamo pacchetti completi con pernottamento nei nostri hotel e pranzi e cene nei nostri ristoranti. Frontiere aperte e formalità semplici per l’ottenimento dei visti sono essenziali per il settore dei viaggi organizzati in gruppo. Grazie all’Accordo di Schengen la Svizzera è una tappa fissa e interessante dei tour europei. L’anno scorso, però, ci siamo fatti un’idea di cosa potrebbe significare per noi un adeguamento o addirittura la disdetta di tale accordo. A seguito delle modifiche all’accordo il numero di visitatori provenienti dalla Cina è improvvisamente calato del 50 percento.»

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