FEMTOprint SA è frutto di un progetto di ricerca finanziato dalla comunità europea e nasce quindi da un contesto di collaborazione comunitaria. Il progetto ha coinvolto tra il 2010 e il 2013 una decina tra industrie ed università provenienti da diversi paesi (quali Olanda, Germania, Francia, Inghilterra, Svizzera). La tecnologia sviluppata, da cui l’azienda prende il nome, consiste in una tecnica di micro fabbricazione tridimensionale che impiega un laser a femtosecondi. In questo modo vengono realizzati microdispositivi trasparenti molto precisi che integrano più funzionalità, destinati a diversi ambiti da quello orologiero a quello medico, dalla fotonica alle telecomunicazioni e alla ricerca in generale. Nicoletta Casanova, CEO e cofondatrice della società, spiega l'importanza degli accordi bilaterali per la sua impresa.

«Con la votazione del 9 febbraio 2014, i molteplici fondi di finanziamento dei progetti di ricerca comunitari che coinvolgevano la Svizzera erano stati per così dire congelati. Progetti come il nostro non avrebbero più potuto (o solo a fatica) dar luce ad idee innovative, come invece è stato il nostro caso. L’innovazione oggi non ha confini ed è quindi necessario sfruttare le competenze globali, che comprendono esperienze provenienti da settori e Paesi diversi. La nostra tecnologia ne è un esempio: la collaborazione con specialisti in laser o nell’automazione, che possono risiedere in qualunque parte del mondo, ci permette di focalizzarci sul nostro core business e avanzare con lo sviluppo più efficacemente. Gli accordi bilaterali diventano quindi, in questo senso, fondamentali.»

FEMTOprint esporta più dell’80% del proprio fatturato e questo conferma l’importanza degli accordi con l’estero. «Nel 2017, il 60% delle esportazioni era diretto verso l’UE, mentre il 15% verso gli Stati Uniti. Semplificare gli aspetti burocratici delle dogane è per noi essenziale.» I bilaterali sono però un fondamentale requisito anche per quanto riguarda la manodopera specializzata. «Avendo una tecnica di fabbricazione assolutamente nuova, non troviamo specialisti formati a Lugano e dobbiamo forzatamente allargare l’orizzonte. Fortunatamente il nostro territorio è molto attrattivo e siamo così riusciti a riportare a casa qualche ticinese dall’estero o dalla Svizzera interna. A questi si aggiungono però dei collaboratori con profili specialistici, che reclutiamo su scala internazionale.»

Secondo Nicoletta Casanova, senza collaborazioni è impensabile che la Svizzera rimanga un’isola felice.
«La nostra ricchezza e il nostro benessere sono da attribuire non solo alle risorse interne e alla capacità di amministrarle, ma anche all’esportazione. Pensiamo alle difficoltà riscontrate con il Franco forte o alla burocrazia doganale più restrittiva che da gennaio subiamo con le esportazioni verso gli Stati Uniti: ogni pacco che mandiamo viene aperto e controllato, e può rimanere fermo in dogana fino a 20 giorni. Non voglio pensare a cosa andremmo in contro se dovessimo subire lo stesso trattamento con il mercato europeo qualora saltassero gli accordi.»

I rapporti devono trovare un loro equilibrio. «Ritengo vitale che ognuno mantenga la propria identità, la propria cultura e le proprie tradizioni, senza appiattimento. Non è però sufficiente non essere in contrapposizione; collaborare è essenziale. Sento entrambe le cose come una necessità, non solo professionale, bensì anche umana. Apertura vuol dire curiosità, vuol dire saper ascoltare e cercare di capire, vuol dire essere un po’ più sensibili alle tematiche degli altri ed evolvere insieme. Il lavoro che svolgo è molto arricchente, perché oltre a permettermi di confrontarmi con esperti di vari settori, mi permette allo stesso modo di confrontarmi con persone provenienti da Paesi molto diversi tra loro. Ovviamente si tratta di uno scambio continuo, di reciprocità. Questo non vuol dire che dobbiamo forzare un’entrata nella Comunità Europea, ma certamente bisogna continuare a coltivare e sviluppare sani rapporti bilaterali con i nostri vicini.»

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