Piero Poli, CEO e Presidente di Rivopharm SA, non nasconde il suo orgoglio nel presentare l’attività della sua azienda farmaceutica. Specializzata nel settore dei farmaci generici, l’azienda sviluppa, produce e distribuisce a livello mondiale farmaci per diverse terapie che includono quasi 100 molecole e più di 2000 presentazioni. Grazie alla sua dinamica attività nel campo della ricerca e dello sviluppo e alla sua attenzione per la formazione dei giovani, con diversi apprendisti formati ogni anno nella sua struttura, l’azienda ha vinto l’ambito premio Swiss Venture Club Svizzera Italiana 2017.

«Da oltre 50 anni siamo attivi sul territorio ticinese nel settore della farmaceutica. Esportiamo praticamente il 98% per cento del nostro fatturato, di cui l’80% verso l’UE. Per questo motivo, per noi, gli accordi bilaterali sono essenziali; senza di essi potremmo dover considerare lo spostamento di parte della produzione fuori dai confini nazionali al fine di rimanere competitivi a livello globale. Inoltre, un blocco degli accordi potrebbe condurre, oltre che a una riduzione drastica delle esportazioni, anche a una carenza di personale altamente qualificato per il nostro settore, ivi inclusa la ricerca e sviluppo, settore sul quale impegniamo parecchie risorse. La formazione è un elemento essenziale per il nostro settore ragione per la quale, ogni anno, formiamo diversi apprendisti e stagisti che svolgono il loro tirocinio presso la nostra azienda.

La via da percorrere è per noi chiara e sicuramente si potrebbe fare ancora molto. Ad esempio, differentemente da altri settori dove il produttore è menzionato sulla confezione o a latere del prodotto, in quello del farmaco il produttore risulta essere il sito di rilascio. Seppur esistano diverse convenzioni UE/Svizzera, ad oggi ed in quanto non appartenenti alla Comunità Europea e non avendo accordi in tal senso, i nostri prodotti non riportano Rivopharm quale produttore, ma bensì un soggetto accreditato in Europa. Sarebbe interessante poter estendere, all’interno dei bilaterali, anche questo argomento in modo da non perdere la qualità che contraddistingue la Confederazione e le aziende presenti sul suo territorio.

In futuro, quindi, l’auspicio è che si continui a percorrere la via intrapresa dei bilaterali incrementando così i rapporti con tutti i nostri vicini senza però perdere la nostra identità. Sarebbe inoltre giovevole che il dialogo non si sviluppi solo a livello di Confederazione ma anche tra gli imprenditori, affinché sappiano orientare le loro scelte verso un futuro in cui i valori sia di apertura che sovranità continuino ad essere i capisaldi del nostro bellissimo Paese.»

Abbiamo raccolto 10 esperienze ticinesi con i bilaterali: leggete il nostro Storybook!