Di solito siamo contenti di non fare più caso ai confini. Ma di questi tempi le cose sono diverse. A causa della pandemia di coronavirus, in Svizzera e nel mondo siamo in una situazione straordinaria. Questo è il motivo per cui ora l’attenzione è rivolta a qualcosa di diverso dal viaggiare liberamente, ossia alla protezione della salute della popolazione.
 

Controlli sistematici alle frontiere grazie all’adesione a Schengen

Anche il Consiglio federale la vede così. Per contrastare l'ulteriore diffusione del virus e per mantenere le capacità del sistema sanitario svizzero, negli ultimi giorni ha gradualmente limitato l'ingresso nel nostro Paese. Inizialmente il divieto d'ingresso è stato applicato ai viaggiatori provenienti da Italia, Francia, Germania, Austria, Spagna e tutti i Paesi non aderenti a Schengen. Ora il governo svizzero ha compiuto un ulteriore passo. Ad eccezione del Principato del Liechtenstein, l'ingresso da tutti i Paesi è generalmente vietato - anche all'interno dello spazio Schengen. Solo le persone che devono venire qui per lavorare, che hanno diritto di soggiorno o che si trovano in una situazione di assoluta emergenza possono varcare la frontiera. Il transito e il traffico delle merci sono invece consentiti.
 

L'accordo sulla libera circolazione delle persone consente restrizioni temporanee alla circolazione delle persone

In Svizzera crescono le voci che vorrebbero abolire l'Accordo sulla libera circolazione delle persone e l’Accordo di Schengen affinché gli Svizzeri possano riprendere il controllo dei loro confini nazionali e chiuderli in caso di emergenza. Tuttavia, l'esempio di oggi mostra che ciò è già possibile oggi con l'attuale Accordo sulla libera circolazione delle persone. Secondo una comunicazione del Dipartimento federale di giustizia e polizia, le parti contraenti hanno il diritto di limitare la circolazione delle persone per motivi di ordine pubblico, di sicurezza e di salute.
 

Uniti e non l’uno contro l’altro in caso di crisi

Grazie alla sua adesione a Schengen, la Svizzera ha potuto nuovamente e in breve tempo effettuare controlli alle frontiere esterne di Schengen. Ad esempio, è stata in grado di respingere le persone provenienti da aree non facenti parte di Schengen se presentavano sintomi della malattia o provenivano da regioni in cui il virus era diffuso. Ha anche la possibilità di chiudere le frontiere interne di Schengen in caso di emergenza. Entrambi i trattati hanno dimostrato il loro valore in questa fase di crisi del coronavirus. Dovremmo andare avanti e non continuare a criticarli. Soprattutto in periodi come questi, dovremmo tutti insieme trovare le migliori soluzioni possibili andando oltre i confini nazionali. Una via solitaria o un isolamento definitivo non rappresentano una strada promettente.