Dall'inizio di questa settimana ci troviamo in una situazione straordinaria. Poiché il coronavirus si sta diffondendo sempre più rapidamente, il Consiglio federale ha adottato misure drastiche ma necessarie per proteggere la popolazione. Occorre garantire tra l’altro che le capacità del sistema sanitario svizzero continuino ad essere assicurate. Al centro dell’attenzione vi sono infermieri e medici che si occupano quotidianamente del benessere della nostra società. Nell'attuale situazione eccezionale, il loro instancabile impegno per il funzionamento delle nostre strutture sanitarie è più che mai visibile a tutti. Ed è anche chiaro che il sistema sanitario svizzero sarebbe impensabile senza specialisti ben qualificati provenienti dai Paesi confinanti dell'UE.
 

Acuta carenza di personale infermieristico

I lavoratori europei forniscono un contributo particolarmente importante nel settore delle cure. Attualmente, uno specialista su due nei nostri ospedali, presso Spitex e nelle case di cura arriva dall'estero. Nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di persone provenienti dalla vicina area dell'UE. La Svizzera ha bisogno di oltre 6'000 nuovi operatori sanitari ogni anno. Attualmente, però, meno della metà di questa cifra sta seguendo una formazione in Svizzera. Ciò è dovuto al fatto che la professione infermieristica non è abbastanza attrattiva per molte persone in questo paese: le condizioni di lavoro sono difficili - tra l'altro a causa del lavoro a turni -, le esigenze sono elevate e lo stress fisico è pesante. Secondo il 71° rapporto dell'Osservatorio svizzero della salute, entro il 2030 saranno necessari in Svizzera 65'000 infermieri supplementari.
 

Un terzo dei medici proviene dall‘estero

La situazione è un po' meno grave per i medici. Ma anche qui c'è una carenza importante. Questo nonostante il fatto che negli ultimi dieci anni la Svizzera abbia raddoppiato il numero di posti nelle facoltà di medicina. Continuiamo ad acquisire un grande know-how medico dall'estero: nel 2018, secondo l'Ufficio federale della sanità pubblica, la Svizzera ha riconosciuto il triplo dei diplomi stranieri in medicina umana quali diplomi federali. Secondo l'Associazione dei medici svizzeri FMH nel 2018 in Svizzera lavoravano 37'525 medici. Di questi, 13.266 provenivano dall'estero - una quota del 35,4 per cento. La maggior parte degli specialisti stranieri proveniva dalla Germania (53,8 per cento), seguita da Italia (8,8 per cento), Francia (6,7 per cento) e Austria (6,1 per cento). Di conseguenza, più di tre quarti di questi lavoratori qualificati sono giunti in Svizzera dall'area dell'UE.
 

La Svizzera beneficia della libera circolazione delle persone

Non c'è dubbio che la Svizzera debba formare un numero maggiore di medici e infermieri. In considerazione dell'invecchiamento della popolazione, nei prossimi anni la domanda di personale di cura aumenterà rapidamente. Inoltre, quasi un medico su tre in Svizzera sta abbandonando la professione. Nel caso delle infermiere, la cifra è addirittura di quasi la metà. Per questo motivo continuiamo a dipendere dagli operatori sanitari dell'area dell'UE e soprattutto dei paesi vicini. Senza i medici tedeschi e il personale infermieristico francese, il sistema sanitario svizzero non funzionerebbe così bene. Inoltre, non dobbiamo dimenticare che nel settore sanitario esiste una competizione europea per i lavoratori qualificati. Il ministro tedesco della sanità, Jens Spahn, vorrebbe che i medici tedeschi rientrassero dalla Svizzera. Egli ritiene che la libera circolazione delle persone in questo settore sia problematica. Questo esempio mostra ancora una volta chiaramente quanto la Svizzera benefici della libera circolazione delle persone.