Il nuovo coronavirus non colpisce solo la Svizzera, ma il mondo intero. Ecco perché la lotta non è una questione nazionale, ma internazionale. Ciò che impressiona, però, è che i ricercatori delle università svizzere sono in prima linea. La piazza di ricerca svizzera fornisce un contributo molto importante in questo ambito, non da ultimo grazie al lavoro dei migliori ricercatori stranieri.
 

Dal clone Corona ai cacciatori di virus digitali

Ad esempio, un team di ricerca guidato dal virologo Volker Thiel e dal batteriologo Jörg Jores dell'Università di Berna è riuscito a produrre in brevissimo tempo un clone sintetico del nuovo coronavirus. Grazie ad esso, in futuro sarà più facile indagare sulle proprietà del virus. Questo a sua volta faciliterà il rapido sviluppo di vaccini e farmaci efficaci. Innumerevoli richieste sono già state rivolte da laboratori di tutto il mondo che desiderano utilizzare i cloni del virus per le proprie ricerche. Sia Thiel che Jores sono cittadini tedeschi. Anche il Biocentro dell'Università di Basilea è impegnato in un'intensa attività di ricerca sul coronavirus. Il biofisico Richard Neher e l'epidemiologa Emma Hodcroft sono riusciti a utilizzare le sequenze genetiche per seguire le catene globali dell'infezione praticamente in tempo reale. Il materiale genetico di vari campioni del coronavirus provenienti da tutto il mondo viene analizzato e confrontato per comprendere meglio la diffusione del virus. Dall'inizio della crisi del coronavirus, l'esperienza della società tedesca Neher e della società texano-scozzese Hodcroft è stata molto richiesta anche a livello internazionale.
 

La posizione forte della piazza svizzera è possibile grazie alla libera circolazione delle persone

Occorre ad ogni modo considerare anche il fatto che numerosi ricercatori svizzeri come Jacques Dubochet, Adriano Aguzzi e Peter Burkhard siano coinvolti nella lotta contro il coronavirus. Indipendentemente dalla nazionalità dei ricercatori, però, una cosa è molto importante: la Svizzera come luogo di conoscenze è molto attrattiva e offre possibilità di innovazione e formazione di prim'ordine. Affinché questo rimanga tale, ha bisogno dei migliori talenti. Secondo la Segreteria di Stato per la formazione, la ricerca e l’innovazione SEFRI nel 2017 oltre la metà dei ricercatori delle università svizzere proveniva dall'estero. Inoltre, il 55% di tutti gli studenti dei programmi di dottorato svizzeri erano stranieri - un dato di punta nel confronto internazionale. Quasi quattro laureati stranieri su cinque con dottorato sono arrivati dall'area dell'UE. Uno dei principali presupposti per questo è la libera mobilità basata sulla libera circolazione delle persone. Grazie a questa libertà di movimento, gli accademici svizzeri possono lavorare ovunque in Europa.

La partecipazione ai programmi di ricerca europei è decisiva

Affinché la Svizzera rimanga attrattiva come piazza di ricerca, l'integrazione nelle reti di ricerca internazionali svolge un ruolo fondamentale - in particolare la partecipazione al programma quadro di ricerca europeo "Horizon 2020". Grazie all'accesso a progetti prestigiosi e allo sviluppo di cooperazioni con ricercatori europei, la Svizzera ottiene un aumento dell'efficienza fino al 20%. Secondo le stime, l'accordo di ricerca con l'UE crea un valore aggiunto annuo per la Svizzera di circa 2 miliardi di franchi. Senza l'accesso ai programmi di ricerca europei, la ricerca svizzera non solo perderebbe prestigio, ma anche qualità. In questo caso, alcuni ricercatori di alto livello preferirebbero probabilmente svolgere le loro ricerche in Paesi che offrono un accesso illimitato a questi programmi.